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INDIAN TRAIL 66: Vision Quest. La ricerca della Visione.

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  INDIAN TRAIL 66: Vision Quest. La ricerca della Visione. “Da domani sei in cerimonia.” Chi parla è Tiger, grande e grosso, sembra un grizzly vestito da sergente dei marines. “Alle sette devi essere pronto, sacco a pelo, due paia di mutande. Niente carta, penna, libri…” Se mai avessi conservato un po’ del mio abituale buonumore, adesso sarebbe evaporato. Non so bene cosa significhi ‘essere in cerimonia’, ma sembra roba seria. La mia tendina è una minuscola canadese che trovo già eretta in un piccolo spiazzo in mezzo al bosco. Le istruzioni sono: “Il tuo cerchio va da lì -tre metri fino a un tronco caduto- a lì -un ciuffo di manzanitas, altri tre metri più in là. Non andare oltre.” È Rainbow che mi istruisce, secca e concisa. È giovanissima, carina e molto decisa. “La latrina sta laggiù -indica un sentierino nella giungla-. Non allontanarti per nessun motivo: io sarò la tua guardia, giorno e notte. Se sei nei guai, chiama. Ci vediamo fra tre giorni.” Que...

INDIAN TRAIL 65: Capo Indiano.

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  INDIAN TRAIL 65: Capo Indiano. Avere a che fare con un Capo indiano, o in questo caso uno sciamano Cheyenne, è una faccenda complicata e per me è una bella sfida: è come se dovessi danzare seguendo diversi ritmi che cambiano continuamente: valzer, rumba, fox trot, cha cha cha. Devo abbandonare una consistente matassa di opinioni, o forse dovrei chiamarli pregiudizi, e oltrepassare numerosi limiti che mi ritrovo fra i piedi. Sono disposto, per esempio, ad accettare il fatto che la parola di un Capo, o di una Capa, non si discute? Essendo un europeo con un cospicuo bagaglio culturale di origine greco-classica, una parte di me ritiene che il mondo dovrebbe aderire al concetto di democrazia perché sostanzialmente siamo tutti uguali e avverto l’esigenza di spiegazioni logiche, anche se non necessariamente aristoteliche, prima di adeguare i miei comportamenti a qualsivoglia istruzione. Qui però, se viene data un’indicazione di qualsiasi genere, dal comportamento in cucina al mo...

INDIAN TRAIL 64: San Francisco.

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  INDIAN TRAIL 64: San Francisco.           Per chi arriva dall’Europa atterrare a San Francisco è quasi come essere a casa, mentre quando si arriva a New York si ha davvero la sensazione di essere in un altro mondo. A New York i controlli sono esasperanti, lunghi e noiosi, mentre qui sei quasi il benvenuto…quasi: c’è sempre un fastidioso beagle che ti annusa i pantaloni e le telecamere sono dappertutto, ma anche il beagle cerca d’essere gentile e sembra rilassato: come sempre l’importante è non avere cibo e altre cose proibite. E’ anche opportuno non aver preso sottogamba il formulario che viene dato in aereo, quello dove chiedono se sei comunista, se sei stato in terreni agricoli e altre cose analoghe. A noi sembrano idiozie, soprattutto le domande politiche, ma gli americani le prendono molto sul serio e non apprezzano leggerezze in merito. Io, come professione, scrivo sempre “Land owner”, cioè “proprietario terriero”, ben sapendo che nei paesi angl...

INDIAN TRAIL 63: Breve intermezzo famigliare.

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Breve intermezzo famigliare.      Prima che la destrutturazione cui vengo sottoposto quotidianamente in California abbia ragione di me e mi faccia dimenticare le mie origini, penso sia opportuno ripercorrere quel che ricordo della genealogia famigliare che nella sua ammirevole evoluzione si è trovata, sia pure con un sobbalzo, a dover integrare anche il sottoscritto. Se vi capitasse di svalicare in Slovenia, proprio oltre il confine dietro Monrupino, vi trovereste ben presto in un paesetto che si chiama Cehovini. Deve il nome ad un mio trisavolo, Andrea Cehovin che nacque proprio lì, nell’allora Braniza, un minuscolo borgo di poche case di pietra carsica, luogo tuttora conservato e che ho religiosamente visitato rimanendo colpito dalla estrema rusticità delle antiche costruzioni: zero finestre, porta dall’architrave monolitica bassissima… Sembrava d’essere nel neolitico. Lì vicino, nella parte più nuova dell’abitato, c’è una sua statua. Gli abitanti la seppellirono dura...