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Quando si è leggenda: Timberwolf Shaka.

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  Quando si è leggenda: Timberwolf Shaka. Lupo dei boschi Shaka era un animale leggendario. Prima di incontrarlo, ne avevo sentito parlare in lungo e in largo come di un essere magico e possente, e sembrava che il suo campo energetico lo precedesse nell’invisibile, preparando il terreno prima della sua comparsa. Il fatto di stare sempre con i suoi due comandanti umani Phil e Grace in un ranch in Arizona doveva avergli conferito parte di quella autorevolezza che manifestava poi in pieno con la sua presenza. Nel ranch di Phil e Grace c’erano tre o quattro branchi di lupi divisi nei loro vasti recinti, branco separato da branco, ogni branco organizzato come fanno i lupi: capo lupo, o lupa, e via via tutta la gerarchia. Phil era il capo dei capi, oltre che condirettore della fondazione che si occupava del recupero di lupi feriti, e ogni tanto era suo compito entrare nei recinti, e vedersela con il capobranco locale. Era l’unico modo per conservare intatta l’autorevolezza che gli per

INDIAN TRAIL 41/a: Trieste.

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  INDIAN TRAIL 41/a: Trieste. Il viaggio è stato lungo abbastanza da confondermi un po' le idee in fatto di moda e penso, grazie alle braghe lilla confezionate a Herat e alla bella camiciola afghana verde con ricamo, di aver soddisfatti i dettami della convenienza europea. Perciò eccomi pronto al rientro in patria. Sull’altopiano che abbraccia Trieste il confine di Basovizza è presidiato da un’enorme scritta che copre il fianco di una collina: “TITO” e da guardie titine con cappello e stella rossa, mitra a tracolla e sguardo intento a scrutare soprattutto i loro connazionali che rientrano dall'Italia: c'è un fiorentissimo commercio transfrontaliero perché gran parte dei beni che si trovano nei negozi triestini non sono reperibili al di là del confine. Ecco perciò un continuo via vai di macchine cariche di ogni cosa, lavatrici, buste con indumenti, valigie, elettrodomestici a non finire. Ottimo per i nostri negozianti, pessimo per l'ambiente perché ogni acquisto viene t

INDIAN TRAIL 40/a: Quasi Europa.

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  INDIAN TRAIL 40/a: Quasi Europa. A Herat colgo l'ultima occasione per rinnovare il mio guardaroba prima di rientrare in Europa. Il mio look da queste parti mi protegge ma so che avvicinandomi alla madre patria dovrò fare delle concessioni prima di esser fatto segno di esagerate attenzioni nei numerosi confini che devo attraversare. Visto che sono stato promosso sufi sul campo, mi terrò barba e capelli lunghi, magari un po' aggiustati: ma le braghe a striscioline, la camicia lunga fino alle ginocchia e il copricapo afghano devono sparire. Conservo la borsa di tela di Calcutta perché mi serve per trasportare i pochi averi che mi accompagnano: il diario di bordo, i pastelli, un cambio di biancheria, le bottigline di Benares, gli scacchi in fieri di legno di sandalo. Il sarto se ne sta sul lato della strada polverosa e con dita velocissime e piede frenetico aziona la sua macchina da cucire creando camicie e pantaloni. Gli mostro la pezza di stoffa color lilla che ho c

INDIAN TRAIL 39/a: L'uccello? Vola.

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INDIAN TRAIL 39/a: L'uccello? Vola. A Kabul si riposa bene, le stanze degli alberghetti si affacciano sui cortili interni ombreggiati e movimentati da svariate galline, qualche capretto e dagli andirivieni dei vicini di stanza, molti di loro in viaggio, qualcuno stanziale. Ci sono alcuni luoghi dove inevitabilmente ci si ritrova e dove si formano alleanze e si disintegrano amicizie e amori, dove vengono scambiate informazioni e piccoli tesori, come libri e indirizzi, storie e avventure. "Ehilà, italiano! " Chi mi chiama è un barbuto genovese dai capelli lunghissimi, sta seduto a un tavolo del tea-shop in compagnia di uno yogurt e di un tipo piccolo piccolo, dotato di bandana rossastra e di numerosi orecchini e altre appiccaglie che per quanto lui si sforzi non riescono a imbellirlo. "Dov'è che stai andando? " Mi siedo, è bello sentir parlare italiano. "Herat " rispondo "Sto tornando in Italia. E voi? " "Herat anche noi. Partiamo